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Hotel Ristorante il Cerrettino

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Acqui terme
Il nome della città ha origini nel I secolo a.C. : “Acquae” in riferimento alle terme, “Statiellae” in riferimento al popolo ligure che viveva in quella zona. Rinomata stazione termale fin dall’epoca romana, Acqui Terme possiede un centro storico ricco di monumenti storici e di opere d’arte custodite gelosamente all’interno delle sue chiese.

Le tracce del passato
La Cattedrale della Beata Vergine Assunta è decorata da scenografiche colonne secentesche appoggiate alla facciata decorata con il prezioso portale di marmo del 1481, opera dello scultore luganese Giovanni Antonio Pilacorte. Edificata nel 1067 per volere di San Guido patrono della città, nasconde all’interno una sorprendente cripta, facente parte dell’originale chiesa romanica, sostenuta da tante sottili colonnine, dove si trova l’arca marmorea di San Guido e alcuni ex voto medievali e rinascimentali. Nella navata a sinistra si scopre la cappella ove si trova l’urna di cristallo con il corpo del santo. Nella Sala dei Canonici è conservato il Trittico della Madonna del Montserrat. E’ un’opera di grande pregio commissionata da un ricco mercante acquese all’incirca nel 1480 al pittore Bartolomeo Bermejo, di origine spagnola e soprannominato Rubeus.
Infine non bisogna dimenticare di scendere nella cripta, l’unico ambiente che possa dare un’idea veritiera di come doveva essere originariamente la Cattedrale.
Ai lati della piazza il Palazzo del Vescovado, degli inizi del Quattrocento e il seminario vescovile maggiore. Il Castello dei Paleologi presumibilmente esisteva come primitiva struttura già nel periodo tardo romano e fu distrutto una prima volta dagli Unni nel 452 d.C. per essere poi ricostruito in età medievale.
Nel 1278 passò agli Aleramici del Monferrato, quindi ai Gonzaga e nel 1708 ai Savoia. Attualmente ospita il Museo Civico Archeologico con preziosi reperti locali di origine romana e preistorica. Da vedere il parco ottocentesco dove ha sede un birdgarden.
L’attuale piazza della Bollente con la fontana della sorgente calda al centro e il suo colonnato ricorda la gradevole atmosfera del XIX secolo.
La Chiesa dell’Addolorata già Basilica di S. Pietro è un’antichissima basilica cimiteriale paleocristiana e sede di sepolture vescovili fin dagli albori del Mille. Fu ricostruita quasi interamente alla fine del X sec. e nell’XI sec. divenne monastero benedettino. Purtroppo la vita di questo antichissimo edificio di culto è stata assai travagliata e addirittura nell’800 una parte di esso è stata destinata ad abitazione privata La Chiesa di S. Francesco risale alla metà del ‘200, quando ci fu l’insediamento francescano in città. Tra la prima metà del ‘400 e gli inizi del secolo seguente furono ricostruiti chiesa e chiostri. Di grande pregio i quadri secenteschi: la “Madonna con bambino tra S.Antonio e S.Francesco” dipinta da Pietro Beccaria, l’”Immacolata Concezione” del Moncalvo e l’ “Adorazione dei Magi” realizzata da Raffael Angelo Soleri. Tra i palazzi della città va ricordato il Palazzo Roberti, antico palazzo nobiliare del XVI sec. caratterizzato da una bella facciata neogotica che ha ospitato Napoleone durante il suo soggiorno ad Acqui. Nella piazza Levi si trova il Palazzo Comunale già Casa Lupi, un vasto edificio costruito nel XVII sec. dalla famiglia Lupi. Agli inizi del Novecento la casa fu acquistata da un ricco mecenate ebreo, Abram Levi, il quale nel 1909 donò il palazzo al comune: la torre e l’ultimo piano risalgono a quel periodo. Di fronte il Palazzo Robellini costruito nel tardo Cinquecento da una antica famiglia borghese di Acqui. Il palazzo presenta un bel colonnato cinquecentesco e scolpito su di uno dei capitelli è visibile lo stemma dei Robellini. Nelle cantine del palazzo è ospitata l’Enoteca Regionale. L’acquedotto, edificato probabilmente nel II sec. d.C. riforniva il centro della città attingendo ad una fonte nei pressi di Cartosio ed era lungo oltre dieci chilometri. Su un percorso a tratti sospeso e altri sotterraneo Oggi sono ben visibili dal ponte Carlo Alberto sette colonne che rendono molto bene l’idea di come potesse essere in origine la struttura e ci fanno presupporre che l’acquedotto fosse utilizzato come “ponte” per l’attraversamento della Bormida. Sebbene gli archi romani siano la parte meglio conservata dell’Acquedotto, sono presenti sul territorio diverse altre testimonianze della struttura originaria, tra cui 8 pilastri nei pressi della strada per Cartosio e altri reperti ritrovati in Via Alessandria e in località Caliogna presso Melazzo.

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